Tumori Neuroendocrini NET

Cos’e’
I tumori neuroendocrini sono neoplasie rare, con una incidenza in Italia di 5 casi su 100.000 abitanti/anno. Pur avendo una comune origine embriogenetica (cellule della cresta neuronale) queste neoplasie possono insorgere in ogni sede del corpo umano. L’apparato gastro-entero-pancreatico rappresenta la sede più frequente (circa il 70%). Oltre alle sedi classiche, i tumori neuroendocrini possono insorgere in altri organi come mammella, ovaio, cervice uterina, prostata, vescica, colon-retto, esofago, timo, laringe e fegato. 
I tumori neuroendocrini hanno un comportamento clinico molto eterogeneo; secondo un recente sistema classificativo è possibile nello stesso organo individuare malattie altamente aggressive (poco differenziate) così come neoplasie con un andamento clinico a lenta evoluzione (forme ben differenziate o moderatamente differenziate). 
I tumori neuroendocrini possono presentarsi in maniera sporadica o meno frequentemente (<10% dei casi) nel contesto di sindromi genetiche ereditarie con carattere autosomico dominante.

Diagnosi 
Il quadro clinico con cui si presentano queste neoplasie è eterogeneo. Una delle caratteristiche principali dei tumori GEP è quella di produrre e secernere molteplici ormoni. Il termine “funzionante” identifica la presenza di livelli sovra-fisiologici di un singolo ormone a cui si associa una specifica sindrome clinica. Le neoplasie funzionanti vengono nominate in base all’ormone secreto (ad esempio insulinoma il tumore che produce insulina, gastronoma il tumore che produce gastrina, etc.) e permettono spesso, grazie alla precoce comparsa della sindrome clinica specifica, una diagnosi in uno stadio nel quale il tumore è in genere ancora asportabile radicalmente. 
Nei tumori non associati a sindrome da ipersecrezione, che rappresentano i 2/3 dei casi, i sintomi all’esordio sono piuttosto aspecifici (dolore epigastrico, dolore addominale diffuso, perdita di peso, ittero) e sono riconducibili alle dimensioni della neoplasia e all’“effetto massa” legato al tumore. In tali casi la diagnosi è posta frequentemente quando la neoplasia è avanzata localmente e/o ha già colonizzato organi a distanza (metastasi). In altri casi la diagnosi può essere occasionale durante indagini eseguite per altri motivi. 
Il quadro clinico più tipico delle neoplasie neuroendocrine è la cosiddetta sindrome da carcinoide, caratterizzata da flushing cutaneo (rossore del volto, accompagnato a sudorazione), diarrea cronica, bronco costrizione e, dopo lungo tempo, scompenso cardiaco destro.

Trattamento
La terapia chirurgica rappresenta il trattamento di prima scelta per i tumori neuroendocrini ben differenziati o moderatamente differenziati e deve sempre essere effettuata nei casi in cui sia fattibile. In alcuni casi molto selezionati, riveste un ruolo importante anche la chirurgia di citoriduzione allo scopo di favorire terapie complementari o alleviare i sintomi.
Nella pratica clinica, tuttavia, il 90% dei pazienti con malattia diffusa non risulta candidabile alla chirurgia.
Il trattamento medico dei tumori neuroendocrini è riservato ai casi di malattia localmente avanzata inoperabile o disseminata. 
Le forme ben differenziate e moderatamente differenziate, in ragione della modesta aggressività, possono rimanere silenti per molto tempo, perciò il trattamento medico non sempre deve essere iniziato all’esordio della malattia metastatica. La scelta di prescrivere o meno una terapia sistemica va valutata caso per caso pesando attentamente benefici e rischi. Il procrastinare l’inizio della terapia molto spesso non influenza negativamente la prognosi del paziente. Se si decide per una terapia medica i farmaci a disposizione sono gli analoghi della somatostatina (octreotide, lanreotide), farmaci in grado di rallentare l’evoluzione della malattia e di controllare i sintomi legati all’iperproduzione ormonale. Un ruolo importante riveste anche la terapia radiorecettoriale, metodica di medicina nucleare che sfrutta specifici analoghi della somatostatina opportunamente radio marcati. Rispetto agli analoghi della somatostatina la terapia radiorecettoriale presenta il vantaggio di essere più attiva nell’indurre regressioni parziali della massa tumorale.
Altri farmaci potenzialmente impiegabili sono composti che agiscono su specifici target molecolari responsabili della stimolazione dell’angiogenesi tumorale o della proliferazione tumorale (come everolimus o sunitinib).
Se il farmaco o i farmaci di prima scelta non sono sufficienti a controllare la malattia si può avviare un trattamento di seconda linea con altri farmaci biologici (quali l’interferone) o con chemioterapici e la scelta deve essere valutata caso per caso.
Le forme tumorali più aggressive, scarsamente differenziate e ad elevato indice proliferativo vengono solitamente avviate a trattamento chemioterapico. Gli schemi di trattamento contenenti cisplatino sono i più usati.
 
MISSION
Poiché i tumori neuroendocrini possono insorgere in vari distretti molti sono gli specialisti potenzialmente coinvolti nella loro gestione. Le branche specialistiche più frequentemente coinvolte nel trattamento sono la chirurgia (generale e specialistica), l’anatomia patologica, la gastroenterologia, l’oncologia medica, la radiologia interventistica, la medicina nucleare, l’endocrinologia, Le indicazioni terapeutiche descritte nel capitolo precedente sono generiche. Data la complessità di queste patologie, la scelta della la sequenza ottimale dei trattamenti disponibili per ogni singolo paziente molto spesso non può essere decisa da un singolo specialista ma da un consulto multidisciplinare di esperti in questo settore. Specialisti delle branche su citate che abbiano una documentata esperienza nel trattamento di tumori neuroendocrini non sono disponibili ovunque.  
Il gruppo per lo studio e la cura dei tumori neuroendocrini della Regione Piemonte vanta una consolidata collaborazione multidisciplinare e multi aziendale nella ricerca e approccio clinico di pazienti con tumori neuroendocrini. Il gruppo interdisciplinare è costituito da patologi, chirurghi gastroenterologi, endocrinologi, radiologi interventisti, medici nucleari ed oncologi medici tutti con documentata esperienza in questo settore. Questo gruppo vorrebbe mettere a disposizione l’esperienza acquisita a tutti i medici e pazienti che volessero usufruirne per consulenze. 
In questa fase di avvio di questo progetto il gruppo si focalizzerà solo sulle neoplasie del tratto gastro entero pancreatico e sarà formato dai seguenti specialisti.
 
Chirurgia
Giuseppe Giraudo, SCDU Chirurgia Generale, Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista, Torino. 
Mario Morino, SCDU Chirurgia Generale, Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista, Torino.
 
Anatomia Patologica
Mauro Papotti, SCDU Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano. Telefono 011/9026018.
Marco Volante, SCDU Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano. Telefono 011/9026685.
 
Oncologia Medica
Nadia Birocco UO Oncologia Medica, Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista, Torino. Telefono 011/6334797.
Maria Pia Brizzi, SCDU Oncologia Medica Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano. 011/9026017.
 
Gastroenterologia
Claudio De Angelis, UO Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista, Torino. Telefono 011/6335558.
 
Radiologia Interventistica
Andrea Veltri, SCDU Radiologia, Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi di Orbassano.
Telefono 011/9026625.
 
Attraverso questo portale questa equipe di specialisti, noti esperti a livello italiano ed internazionale di neoplasie neuroendocrine, intende mettersi a disposizione di medici e pazienti per rispondere collegialmente a quesiti specifici oppure prendere in carico il paziente. Lo scopo è quello di offrire l’iter terapeutico più vantaggioso in termini di efficacia e tollerabilità a ciascun paziente.
Se necessario, il gruppo è in grado di offrire al paziente terapie innovative e protocolli di studio nell’ambito di sperimentazioni nazionali e internazionali, seguendo le linee della “Buona Pratica Clinica”, consentendo al paziente di poter accedere a terapie promettenti in corso di sperimentazione.
Dopo un periodo di 6 – 12 mesi in cui si testerà la bontà del progetto, l’efficienza di questo gruppo, il successo dell’iniziativa in termini di numero di consulti e soddisfazione dei pazienti seguiti. Il gruppo verrà allargato a specialisti di altre branche per arrivare ad ottenere il pool completo di esperti in queste malattie.